Quando l’amore era una cosa seria e dolce come un plumcake al doppio cioccolato e pere

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Una volta l’amore era una cosa seria.

Quando non c’erano le chat, i pc e i cellulari erano solo mezzi di trasporto per detenuti, l’amore bisognava volerlo davvero.
L’amore era pazienza, attesa, forza di volontà, impegno, fatica. Tanta fatica.

Zia Angela conobbe zio Antonio a 14 anni, ad una festa di paese. Una di quelle feste alle quali accorrono un po’ tutti da ogni dove. E mio zio Antonio, fresco 18 enne, veniva da un paesino che distava da quello della zia più di un’ora di viaggio, che fatte in corriera e con le strade di un tempo, potevano essere un’eternità.

Ma quando i loro sguardi si incontrarono, tra lo zucchero filato e il torrone, quelle distanze infinite si polverizzarono. La zia racconta sempre come lo zio, per tre lunghi anni, un giorno si e uno no, prendeva quella corriera e andava a trovarla.

Il che non voleva dire sesso selvaggio in macchina tra due adolescenti con l’ormone impazzito. No, voleva dire fare un viaggio interminabile per stare un’ora, al massimo due, nel salotto buono di casa della zia, seduti ad una certa distanza e guardati a vista dai genitori di lei. Oppure, bene che andava, da un fratello o da un cugino.

Niente effusioni, nessun contatto, solo qualche occhiata fugace di lui, qualche sorriso timido di lei.

Per tre anni zio Antonio ha voluto così tanto quella ragazzina dagli occhi grandi, che ha sfidato intemperie, influenze, giorni difficili, stanchezza, dubbi e perplessità e per tre giorni alla settimana si è presentato alla sua porta con una scatola di biscotti e un mazzo di fiori. Per tre anni. Senza che succedesse niente. Né un bacio, né un abbraccio. Niente.

E con questo niente assoluto, o quasi, sono andati avanti fino a che, ai 17 della zia, i genitori dissero si alla perseveranza di questo giovane uomo e acconsentirono al matrimonio.

Un matrimonio a scatola chiusa.

Un matrimonio che a distanza di molti, moltissimi anni è ancora lì, immutato. Un po’ più malconcio, un po’ più sbiadito, con ricordi che ad ogni racconto tendono a cambiare, ma sempre lì. Sempre insieme.

Perché se per tre anni, tre giorni a settimana hai fatto un viaggio così lungo per il niente, quel niente lo dovevi proprio volere tanto e per sempre.

E zia Angela ancora oggi racconta fiera di essere riuscita ad ammaliarlo solo con uno sguardo. Ma lo zio, orgoglioso, ribatte pronto che l’unico motivo per cui per tre anni è andato a trovarla è per quella torta al cioccolato che immancabilmente gli faceva trovare sul tavolo del salotto buono, insieme ad un bicchiere di liquore alla pera, specialità della casa.

Torta della quale la zia si è sempre rifiutata di rivelare la ricetta. Secondo noi perché non se la ricorda…

Allora lo zio dovrà accontentarsi di questa mia personale versione, comunque molto cioccolatosa e con aggiunta di frutta: plumcake al doppio cioccolato e pere.

In una ciotola lavorate 120gr. di zucchero di canna con 2 uova. Aggiungete 100gr. di yogurt bianco, 50 gr. di latte, 30gr. di olio e mescolate bene. Setacciate 100gr. di farina, 50gr. di cacao amaro, 1 bustina di lievito e unite il tutto al composto liquido amalgamando bene. Alla fine aggiungete 50gr. di gocce di cioccolato fondente e 50gr. di gocce di cioccolato al latte (infarinate le gocce prima di unirle all’impasto, così non affonderanno). Versate il composto in uno stampo da plumcake infarinato e aggiungete al centro 1 pera con la buccia ben lavata (potete anche metterne 2/3 ben distanziate, purchè siano belle asciutte e non acquose). Cuocete in forno caldo a 180° per circa 30 minuti.

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9 Comments Add yours

  1. Fior di Sambuco ha detto:

    Avevo provato a farla con la ricetta su un ritaglio di giornale, era venuta, ovviamente, buonissima ma bassa e umida non bella vaporosa come la tua, ci riproverò 🙂

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    1. alincucina ha detto:

      Si, riprova è molto semplice e tanto buona! Buon lunedì.

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  2. Ciao Miss Brownies. Mi hai fatto commuovere sai? Io sn una nostalgica e sempre, anche da ragazza, ho avuto una visione romantica e spesso fiabesca dell’ Amore , insomma già fuori epoca… sarei dovuta nascere ai tempi dei miei genitori. E sentire una storia così mi ha fatto pensare che non sn sola! Evidentemente anche tu coltivi dentro lo stesso seme dei tuoi adorati Nonni! E sn certa che questo Dolce sia molto simile a quello che preparava tua Nonna, proprio perché l’ingrediente principale, quello necessario alla riuscita sembra proprio che tu l’abbia egregiamente ereditato sai? Ti abbraccio xxx

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    1. alincucina ha detto:

      Ma grazie, quanti bei complimenti! Diciamo che mi piace ricordare e scrivere quei ricordi a modo mio, reinterpretando ricette dimenticate. O almeno ci provo… Un grande bacio.

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  3. Queste storia “d’amore antico” mi commuovono tantissimo, perché davvero c’era una perseveranza assurda in queste relazioni. E 50 anni dopo, o forse più, sono ancora lì.

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    1. alincucina ha detto:

      Una volta si faceva tanta fatica, ma poi era per sempre!

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      1. Verissimo! A me piace molto mia nonna quando vede i giovinastri baciarsi e dice “ai miei tempi non si faceva!”

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      2. alincucina ha detto:

        Erano proprio altri tempi…

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