Il mio terremoto interiore e la normalità di una zuppa di carote viola e philadelphia

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Del mio personale terremoto, quello del 23 novembre 1980 in Irpinia che coinvolse anche Napoli e provincia e quindi me, ho ricordi confusi e vari. Più che altro dei flash.

Ricordo la difficoltà di aprire la porta di casa, la fuga per le scale (che con gli anni e i vari terremoti abbiamo imparato che non si fa), lo smarrimento una volta in strada e la ricerca di uno spazio aperto. E poi le notti in una 127 beige nel piazzale di una scuola, il sonno sempre agitato, le coperte ruvide, il freddo, i falò in strada per scaldarsi.

Ma ricordo anche grandi avvenimenti per la me bambina, come l’andare al bar, di fronte al piazzale che ci ospitava, tutta da sola a comprare biscotti, bibite e ogni tipo di schifezza dolce, ma anche stare tutto il giorno con tanta gente accampata come te, vagando tra una macchina e l’altra. Tutti uniti da una tragedia comune.

Poi il ritorno nelle case, quelle ancora in piedi, la paura continua, la difficoltà nel prendere sonno, le scosse che non finivano mai, i palazzi lesionati e quelli che non c’erano più e poi il silenzio.
Quel silenzio irreale che avvolgeva tutto. Come stare in una pentola con coperchio di vetro: vedevi chiaramente l’esterno ma era tutto attutito, ovattato.

Non ricordo come siamo tornati alla normalità, non riesco proprio ad immaginare come sia potuta essere possibile una qualsiasi normalità.
Perché anche se la tua casa era rimasta in piedi, anche se tu e i tuoi cari stavate bene, niente sarebbe più potuto essere come quei minuti precedenti alla scossa, quelli in cui eri una bambina di 7 anni che guardava la tv in attesa della cena.

Da allora non ho più smesso di fissare i lampadari (motivo per cui non ne ho) in cerca di una conferma oscillatoria, sentire i muri scricchiolare e i bicchieri in cucina tintinnare. Da allora non ho mai più smesso di sapere cosa si prova.

E da allora, come accade agli ex (alcolisti, tossicodipendenti, obesi), non ho mai più smesso di essere una ex terremotata.

Però uno alla “normalità” alla fine ci torna sempre, in un modo o nell’altro, si torna nelle case, si torna a scuola, si torna a fare progetti, a guardare la tv, a viaggiare, a cucinare.

Non posso dire cosa abbiamo mangiato in quel primo giorno finalmente in casa, non me lo ricordo, ma sicuramente qualcosa che dava sicurezza e che faceva “casa”.

Quindi, per completare questo post, scelgo una zuppa “normale” ma dall’aspetto particolare: zuppa di carote viola e Philadelphia.

Procuratevi 800gr. di carote viola, pelatele e tagliatele a rondelle, in una pentola versate un po’ d’olio e 1 scalogno, versate le carote, fatele insaporire e poi copritele completamente con brodo o acqua calda salata. Aromatizzate con timo, maggiorana, rosmarino e lasciate cuocere finchè non si ammorbidiscono. Una volta pronte, frullatele con il mixer ad immersione, aggiungete 2 cucchiai di formaggio spalmabile Philadelphia e mescolate (più ne mettete e più la zuppa viola diventa fucsia…). Servire con una quenelle di formaggio spalmabile, un goccio d’olio a crudo e se volete, una spolverata di parmigiano.

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9 Comments Add yours

  1. la bambina ha detto:

    Che sensazioni…

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    1. alincucina ha detto:

      Difficili da dimenticare…

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  2. Io non ero ancora nata quando c’era quel terremoto, ma mia madre lo ricorda benissimo perché mio fratello era piccolino e quindi la prima cosa che fece fu mettere in salvo lui sotto la porta. Io l’unico che ricordo abbastanza bene è stato San Giuliano, ero al cinema con la scuola e a un certo punto è saltato il film, però nessuno di noi si era accorto della scossa perché eravamo tutti intenti a ridere e scherzare, ma le maestre balzarono subito dai sediolini e ci fecero uscire in gran fretta, dicendo che si era rotto il film. Poi ricordo che papà mi venne a prendere appena arrivammo nel piazzale della scuola, noi ancora non capivamo nulla e mi disse semplicemente che c’era stata una forte scossa e doveva andare via subito (lui era vigile del fuoco e in quel periodo lavorava proprio lì vicino, a Isernia). La cosa che non potrò mai dimenticare è stata quella scuola crollata e l’ala del cimitero per i bambini… Che schifo di paese che non tutela nemmeno le scuole per rubare. Chiudo nota tristissima e di polemica solita contro il governo perché non siamo come il Giappone e concludo con: ottimo modo per tornare alla normalità 🙂

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    1. alincucina ha detto:

      Grazie! Sono ricordi indelebili che ci porteremo sempre dietro. Purtroppo…

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      1. Purtroppo davvero. Speriamo che prima o poi non dovremmo più vedere scene del genere

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