Sedotte, abbandonate e poi ritrovate davanti a un muffin di uva fragola e glassa all’acqua

Muffin all'uva fragola

Quando ci ha lasciate pensavo che non ce l’avremmo mai fatta, mai insieme.

Di lei non mi importava, non la volevo in casa, nella mia vita, nel mio dolore.
Anche se lei soffriva più di me, già abbandonata una volta e la seconda addirittura con me.

Allora appena la vedevo giù, più giù di me, o la vedevo assente, più di me, o spaventata, sempre più di me, mettevo i miei occhi depressi nei suoi occhi rassegnati, e le dicevo con aria sicura, come una che sapeva il fatto suo: Vedrai che tornerà. Tornerà. Si tornerà.

Mentivo e lei lo sapeva. E io sapevo che lei lo sapeva.

Infatti mi fissava poco convinta, con quell’aria da cane bastonato, abbassava prima le orecchie e poi la testa, e l’avvicinava alle mie gambe, come a cercare conforto.
Cosa eccezionale nel nostro inesistente rapporto.

Leika (si con la k, ma comunque un tributo al suo ritenersi un grande fotografo. Una delle sue tante convinzioni) l’aveva voluta lui, io al massimo avrei scelto un molto meno impegnativo pesce rosso. Invece lui sosteneva che per dare un senso al nostro rapporto un cane era fondamentale. Un cane, non un bambino. Si perché per un bambino era troppo presto, meglio iniziare con un cane. Diceva…

Un giorno torna a casa con in braccio questa enorme testa con al centro due occhi spauriti e tutt’intorno una criniera spelacchiata, memore di antichi fasti leonini, con varie sfumature di beige, come se uno shatush avesse ormai fatto il suo tempo e attendesse un abile ritocco. Solo in un secondo tempo si notava attaccato al capoccione un corpicino scuro e quattro zampette rachitiche. Così mi ritrovo in casa un cucciolo di cane non ben identificato nella cui adozione non avevo avuto voce in capitolo, e che mai avrei avuto il coraggio di sbattere fuori. Senza contare che niente escludeva che fuori ci finissi io…

Iniziano così quelle che lui definiva le prove di famiglia, ma che agli occhi di tutti, non solo ai miei, sembravano essere invece quelle di un ménage à trois. Dove io ero chiaramente il terzo incomodo.

Quasi un anno di folle amore (tra lui e Leika), e una domenica mattina mi comunica di avere un’altra. Un’altra bipede intendo.
Una specie di collega, una collaboratrice esterna. Mormora senza guardarmi.

Mentre quattro occhi lucidi e sgomenti lo fissano, due per giunta con un principio di cimurro, lui afferra le sue cose e se ne va. Sempre senza guardarmi. Senza guardarla.

Ero a pezzi, ma più incredula. Non solo aveva un’altra, non solo sparisce così, ma mi lascia anche con il suo cane!
Scopro poi che l’amata collaboratrice esterna, con 10 anni meno di lui (e di me), era affetta da un’incurabile allergia canina. Che sfortuna!

A distanza di 6 mesi dall’abbandono, ci ritroviamo sempre sole ma insieme. Leika mi ha vista piangere di giorno e fissare il soffitto di notte, urlare ad un telefono muto, scrivere messaggi senza risposta. O peggio, con risposta.

Io l’ho vista smettere di mangiare, guaire ogni volta che una porta sbatte, cercare il suo odore dovunque.

Ognuna a modo suo, per quello che può, ha imparato ad occuparsi dell’altra.

Io mi impegno nel prepararle pasti bilanciati e saporiti, o almeno Leika mi fa credere che siano così, lei fa tutto il resto. Non mi lascia mai con i miei pensieri, mi costringe sempre a stare in movimento, a fare cose, a vedere gente.

Sabato mi ha anche fatto conoscere un tipo al parco. Si chiama Giorgio, il padrone di Baldo, il cane più buffo che Leika ed io abbiamo mai visto. E nel pomeriggio i nostri nuovi amici passano per un tè e noi siamo prontissime per preparare dei deliziosi muffin all’uva fragola con glassa all’acqua!

Per prima cosa prepariamo una specie di finto mosto. Prendiamo 300gr. di uva fragola, la laviamo bene, apriamo a metà i chicchi (conservando interi i più belli per la decorazione) e li mettiamo a bollire per circa 10 minuti in una pentola con 2 cucchiai di acqua, schiacciando gli acini con un cucchiaio. Poi aggiungiamo 2 cucchiai di zucchero di canna e lasciamo cuocere per almeno altri 15 minuti. Infine filtriamo il tutto con un colino così da eliminare le bucce e i semini rimasti e ci teniamo solo il liquido viola, che faremo raffreddare.
Intanto in una ciotola sbattiamo 1 uovo con 100gr. di zucchero di canna e un pizzico di sale, aggiungiamo 50ml. di olio di girasole e il succo ottenuto dall’uva fragola, mescoliamo il tutto e uniamo ai liquidi 200gr. di farina setacciata con 1 bustina di lievito. Versiamo l’impasto nei pirottini e cuociamo, in forno già caldo, a 180° per circa 25 minuti.
Nel frattempo prepariamo la glassa all’acqua di Sonia Peronaci. La nostra però parte con meno zucchero, per cui iniziamo con 125gr. di zucchero a velo e 1 cucchiaio scarso di acqua calda, aumentando zucchero e/o acqua finchè la glassa non è densa al punto giusto. Decoriamo con la glassa i muffin e completiamo con i chicchi di uva fragola.

Forse Giorgio e Baldo non diventaranno i compagni della nostra vita, ma almeno abbiamo capito che Leika ed io possiamo essere una coppia fortissima. Anche ai fornelli!

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10 Comments Add yours

  1. Fior di Sambuco ha detto:

    Qui da me non è ancora pronta l’uva fragola, la tengo d’occhio 😉

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    1. alincucina ha detto:

      Non te ne pentirai!😉

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      1. Fior di Sambuco ha detto:

        Io la adoro ❤

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  2. Laura ha detto:

    Li faro’, ho tanta uva fragola, quasi pronta, per ora ci godiamo il moscato, tanti baci cara, buona giornata, ❤

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    1. alincucina ha detto:

      Beata te, l’uva fragola è buonissima! Un bacio

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      1. Laura ha detto:

        Quando e’ pronta te la mando via mail, 🙂 ❤

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  3. Meglio la coppia da fornello! 😀

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