Quando le feste per bambini non erano eventi mondani. E una pizza di scarole in versione calzoncini integrali

Calzoncini di scarole

No, i miei compleanni da bambina non erano a tema. No, non direi proprio, al massimo i miei erano in maschera perché si ritrovavano sempre in qualche modo invischiati con il carnevale.

Non avevano animatori vestiti da improbabili star suine della tv, ma se eravamo fortunati c’era qualche giovane zio che ci faceva fare due risate.

Non si svolgevano in sontuose location o baloccanti ludoteche, ma nel salotto di casa con i divani spostati e gli oggetti fragili e preziosi chiusi nei mobili.

Non c’era la torta 7 piani azzurro Tiffany fiocchi e pois di puro cake design, 80% della quale in polistirolo, ma un umile rotondo (rettangolare se si voleva fare i creativi) pan di spagna hand made da mia madre con crema, gocce di cioccolato e smarties posizionati a casaccio.

Non prevedevano 200 invitati 180 dei quali sconosciuti o peggio ancora invisi al festeggiato perché figli odiosi di odiosi amici dei genitori.

Non c’era un catering con 12 servitori e migliaia di lollipop, cake pop, cupcake, mini cheesecake, popsicle, cookie ice cream, muffin, donut…

Si, ai compleanni della mia infanzia anni ‘70/’80 c’erano gli amati panini dolci che potevi farcire con nutella o prosciutto e formaggio tanto stavano bene con tutto.

C’erano le torte rustiche di mamma tendenzialmente ricotta e spinaci.

C’erano ciotole e ciotole di patatine e salatini, tra i quali, a fine festa, restavano a fare tappezzeria sul fondo solo quelli dalla forma misteriosa e dal sapore amarognolo, gli inquietanti “alsaziani”, che poi da grande scopri essere bretzel e ne diventi schiava.

C’erano i mini rusticini di pasta sfoglia e mille gusti che avevano tutti lo stesso sapore, fossero di prosciutto oppure al pomodoro (tranne quelli ai wrustel che essendo super dotati, sapevano sempre come farsi riconoscere…).

E c’erano soprattutto valanghe di pizzette. Che nelle feste di Napoli e dintorni potevano essere in due versioni: quella tipica fritta napoletana – per capirci la montanara – una montagna di pasta cresciuta immersa nell’olio, che da sola valeva le calorie di un’intera festa, oppure la versione mignon di una vera e propria pizza Margherita. Di quelle che ne mangiavi una ventina nel giro di 10 minuti, quindi era fondamentale averne a disposizione un numero spropositato per sfamare tuo cugino obeso che sembrava non vedere cibo dal tuo precedente compleanno…

Ma accanto a questi due tipi di pizza ce n’era un’altra, che proprio pizza non era, quella ripiena di roba verde e per questo non esattamente la più amata tra i bambini ma tendenzialmente destinata agli adulti accompagnatori: la mitica pizza di scarole.

La pizza di scarole al sud è un po’ come la pizza Margherita, non puoi non mangiarla almeno una volta la settimana. Però a differenza della pizza tradizionale è una cosa che impari ad apprezzare davvero solo crescendo.

Infatti io ci ho messo un po’ di anni per capirla, ma poi non ho più potuto farne a meno.

Qui la ripropongo in versione calzoncini con anche farina integrale. Decisamente più agili e snelli, prêt-à-porter, adatti per un party, come ad un pic nic, ma pure in ufficio.

Per cui, mettete in una padella con olio, aglio e peperoncino un cespo grande di scarola pulita e lasciate che si stufi tutta da sola, ma coperta con un coperchio. Una volta pronta, aggiungete sale (poco), 50gr. di pinoli, 70gr. di capperi e 80gr. di olive denocciolate (queste ultime due ben sciacquate dal sale). Lasciate raffreddare e concentratevi sull’impasto. Setacciate in una ciotola 150gr. di farina Manitoba, 100gr. di farina integrale, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaino e 1/2 di zucchero, 1 pizzico di bicarbonato, 1 bustina di lievito istantaneo per torte salate e mischiate. Versate il tutto su una spianatoia, formate una fontana e al centro versate 3/4 cucchiai di olio e 250ml di latte tiepido (un po’ per volta) e lavorate il composto fino ad ottenere la solita palla omogenea. A questo punto ricavate tante palline (tipo 10) da stendere con il matterello e ottenere dei dischi. Riempite metà disco con un po’ di scarola (io avevo della provola affumicata da smaltire e ne ho messo un tocchetto su ogni scarola) e poi richiudete e formate un calzoncino. Sigillate bene i bordi e infine spennellate con un po’ d’olio. Cuocere a forno caldo a 180° per circa 20 minuti.

E i vostri calzoncini da passeggio sono pronti per essere azzannati in qualsiasi contesto, mondano e non.

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18 Comments Add yours

  1. Anche negli anni ’90 non avevamo ancora le feste a tema! Però mia sorella, che si è invece passata le feste anni ’80, ci teneva a farle bellissime e fighissime, quindi almeno avevo la torta a tre piani piena di animaletti di zucchero… Adesso non li vedo più. Erano solo panna, nutella e animaletti di zucchero *-*
    Buonissimo!!!!! Lo voglio il calzoncino di scarola da passeggio!!!

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    1. alincucina ha detto:

      Buona la torta panna, nutella e animaletti, che tempi!!

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      1. Ora solo pasta di zucchero 😦

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      2. alincucina ha detto:

        Ora tutto è di pasta di zucchero!! :((

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      3. Che tristezza!! 😦
        Che poi io manco la so usà e sto cercando d’imparare a fare le decorazioni con la panna… COME NEI BEI TEMPI ANDATI!

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      4. alincucina ha detto:

        Io non le so fare neanche con la panna, ho detto tutto!

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      5. Manco io, tranquilla 😄

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  2. Io di compleanno ho festeggiato solo il 18°, in casa con un paio di amiche, a mangiare piadina e prosciutto, bere coca cola e la torta nemmeno la ricordo…..mio figlio invece più fortunato, compiva gli anni a maggio, e allora torta e pasticcini in cortile con qualche amico …poi è cresciuto ed allora era diventato un classico la pizza con gli amici, dove il mio dovere era solo quello di prenotare la torta…..bei tempi però 😉
    Ops grazie della ricetta…..buona serata

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    1. alincucina ha detto:

      Grazie a te per i tuoi bei ricordi di famiglia!

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  3. La bambina ha detto:

    La mia torta 🍰 era panna e fragole (sono nata a dicembre, cosa non ha fatto la mia mamma per me)decorata con delle righe tirate con la forchetta.
    La pizza di scarola l’ho scoperta col matrimonio, e’ la pietanza che mio marito preferisce, ma lui ama solo quella che gli fa la sua mamma.
    Ali non essere cattiva 😉

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    1. alincucina ha detto:

      Cara La bambina, io non sono mai cattiva. E non so perchè, ma quella torta mi ricorda qualcosa… ;-p

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  4. Rosalba ha detto:

    La pizza di scarola è la preferita del mio amato coniuge: se vede questa tua ricetta, Ali, vorrà che io mi metta subito ai fornelli. Andrebbe in brodo di giuggiole! !!

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    1. alincucina ha detto:

      Noto che i mariti hanno una certa passione per questo piatto. Ti tocca farlo!! :-))

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  5. girardihr ha detto:

    A me piace come scrivi e mi fai sempre ridere molto, per questo ti apprezzo. Ma in questo caso mi chiuderò in cucina e provo a seguire la ricetta: mi incuriosisce.

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    1. alincucina ha detto:

      Ma che bravo! Fammi sapere cosa ne viene fuori!!!

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  6. erodaria ha detto:

    sempre deliziosamente ironici i tuoi racconti culinari: brava!

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    1. alincucina ha detto:

      Grazie! E tu sempre adorabile con me! Buon venerdì.

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