Se non è zuppa è pan bagnato… Ceci neri con dadolata di polenta al profumo di rosmarino

Zuppa ai ceci neri e polenta

Certo che trovarsi a 40 e passa anni a chiedersi, esattamente come a 30, ma anche come a 20, “Chiamerà?” “Scriverà?” “Risponderà?” “Lo rivedrò?” “Che dirà?” “Che farà?” “Che penserà?” “Con chi starà?”, è proprio bello impegnativo. Troppe domande al futuro con poche risposte al presente…

Che poi a 20 te lo chiedevi, soffrivi, passavi le ore al tuo telefono fucsia con amiche depresse come te, piangevi disperata sul vinile della colonna sonora di Dirty Dancing mandato in loop, lo cercavi senza tregua con il “Si” di tuo fratello nei posti in cui poteva anche solo per sbaglio mettere piede un suo parente di terzo grado, ma poi te ne dimenticavi perché ne vedevi un altro e cominciavi la via crucis con la new entry della settimana.

Mentre invece a 30 dopo essertelo chiesto, sofferto, consumato la ricarica del cellulare con amiche sempre più in odor di altare, pianto sugli strani amori della Pausini, piantonato sotto casa con la Panda di tua madre e in tutti quei posti in cui per sbaglio era stato avvistato da altri mesi addietro, decidevi che se non ti voleva non ti meritava, che tu eri tua, che eri nel fiore degli anni, che volevi concentrarti sul tuo futuro e che non avresti perso tempo con un imbecille del genere. Così ti dedicavi allo stalkeraggio di un altro essere di sesso maschile con modalità identiche. Come spesso anche il risultato finale.

Ma a 40 e + che devi fare? Cioè intendo dopo esserti fatta tutte le domande possibili ed esserti data pure tutte le risposte immaginabili, aver pianto su tram, metro, bus, al supermercato mentre scegli le patate e all’edicola mentre paghi il giornale, aver rischiato crisi isteriche nel bel mezzo di riunioni con il capo, passato le ore in chat con quelle poche amiche single rimaste che ancora sono disposte a reggere un fiume di dolore sentimentale trito e riudito, aver messo l’mp3 a palla sulla contagiosa allegria di Adele, aver pagato un sedicente investigatore, per stanarlo in ogni angolo del pianeta, sapendo che se questo ti sfuggiva per te era finita. Insomma dopo tutto questo, che si deve fare? Cosa? Cosa? Cooosaaaa??

Prima cosa: stiamo calme. Seconda cosa: boh? Che dire… Risposte non ne ho più. Ma se vi viene in mente un resposnso, un consiglio, un’idea, un’opinione a riguardo, dite pure.

Nell’attesa mi dedico all’unica confortevole certezza che ho: il cibo!

Per essere precisi, mi mangio una bella zuppa di ceci neri di Matera con dadolata di polenta al forno del supermercato al profumo di rosmarino del mio balconcino.

Essendo dei ceci secchi, è fondamentale metterli a bagno la sera prima, per almeno 12 ore in acqua e bicarbonato. Fatta questa cosa per me, donna da scatolame, molto impegnativa, vado a letto e aspetto che passino le 12 ore (non le trascorro tutte a dormire, faccio anche altro…).

Mi sveglio bella riposata, faccio un caffè e poi prendo un tegame (i puristi lo vorrebbero di coccio, ma io di coccio ho solo la testa) aggiungo un po’ di olio, del peperoncino e dello scalogno soffriggo e poi verso i miei ceci neri ben sciacquati insieme ad un rametto di rosmarino e del sale. Copro tutto con l’acqua e porto ad ebollizione facendo cuocere per almeno 90 minuti (come se uno non avesse di meglio da fare nella vita…). Intanto accendo il forno e taglio la mia polenta precotta (almeno quella!) in cubotti che metto in una pirofila con 1 cucchiaio di parmigiano grattugiato e un po’ di pepe. Li metto in forno e lascio finchè non si sono abbrustoliti. Pronta la zuppa, me la servo con un filo d’olio a crudo e con i cubotti di polenta caldi.

Mentre mangio, meditate gente, meditate sulle domande senza risposta. Non posso fare tutto io!

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11 Comments Add yours

  1. Piero ha detto:

    Naaaa tu non me la conti giusta. Con le ricette che pubblichi e che immagino realizzerai in modo sopraffino, cosa fare per tenerlo incollato ai tuoi piedi, lo sai già!
    E poi, davvero sono così poche le “amiche single”? Io temo che se ci fosse il partito dei single, prenderebbe il 100% dei voti, tenendo conto che andrebbe a votare il 60% degli aventi diritto.
    I tuoi post mi piacciono sempre di più. 😀
    Ciao, Piero 🙂

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    1. alincucina ha detto:

      Ti assicuro che io riesco a trasformare le amiche single in coppie, fidati! E poi su quel sopraffino non ci giurerei se fossi in te… Infatti scappano tutti! Ma grazie come sempre!!! A presto

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      1. Piero ha detto:

        Una specie di agenzia cuori infranti? Posso iscrivermi? 😀 😀 😀
        Per quanto riguarda la cucina invece voglio immaginare che un uomo sia così scaltro da trasformi in un abile chef, pur di non perderti! 😀
        Grazie a te, a presto!:)

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  2. Piero ha detto:

    da trasformarsi… il mio correttore stasera fa le bizze… correggi tu il commento? Merci beaucoup (il francese non lo sbaglia…) 😉

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    1. alincucina ha detto:

      Ahahah! Tranquillo avevo capito, anche a me fa scrivere cose assurde! A presto

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  3. nuvolesparsetraledita ha detto:

    L’ha ribloggato su virginiaepoi.

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    1. alincucina ha detto:

      Ma grazie!!!!

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  4. narrabondo ha detto:

    Bello questo mix tra vita e ricette, rende il tuo blog originale.
    Per il resto la risposta è fregatene. In ogni caso andrà tutto bene 🙂

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    1. alincucina ha detto:

      Ahahah!!! Grazie per tutte le tue considerazioni!

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  5. vagoneidiota ha detto:

    Ho cominciato a leggerti con un caffè tra le mani ed ho dovuto sedermi, per farlo con calma.
    Non so spiegarti esattamente, ma la sensazione che ho provato è stata stranissima. Identica a quando, a sedici anni, si lasciano i propri amici e le vacanze. Lasci il tuo amore scoperto al mare. Amore di sempre, grande, unico e per sempre.
    Ed hai una vita davanti.
    Ed allora si tornava a casa e ci si sedeva sul letto con gli odori consueti. I suoni di sempre. Le voci di tua madre.
    Ecco. Ho vissuto questa sensazione percorrendo le tue righe.
    Una felice malinconia.

    Hai saputo farmi sorridere, hai lasciato nell’aria quella bizzarra solitudine che indossa il naso di un clown.

    Leggendoti, ti ho vista cucinare, labbra in alto, un arco perfetto. Il ciuffo dietro un orecchio. Concentrata. Tra una padella ed un messaggio.
    Si.
    Ci ho pensato. Ho la soluzione per te.
    Era così semplice.

    Devi solo scrivere.
    continuare a scrivere.
    Perché se è vero che dalle cose negative nascono quelle positive, questo è un regalo.
    Almeno per me che sono una merda di egoista.
    Perché leggerti è quanto di più delizioso, di più bello possa esserci.

    Sai tu a chi somigli? Ad una canzone. Quella che ascoltavo con il cuore in gola al rientro da quelle estati, mangiandomi le unghie ed il cuore. Già con la voglia di spaccare il mondo.

    I say a little prayer di aretha franklin.
    Ecco cosa sei.
    Un brano musicale. Un inno alla gioia.

    Non chiama?
    Scrivi
    Non scrive?
    Scrivi.
    Sparisce?
    Scrivi.
    C’è solo in parte?
    Scrivi comunque.

    Perché un uomo è stupido se non sente nell’aria quelle note.
    E tu, allora, scrivi.
    Qui. Per noi. Non per lui.

    E quella zuppa, cazzo, quella zuppa!

    I say a little prayer – aretha franklin.

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    1. alincucina ha detto:

      Wow! Non ho mai ricevuto un commento così… commento. Anzi, una quasi recensione! Grazie per le belle parole. Belle in tutti i sensi, si vede che ti piace molto scrivere e lo sai fare. E tu allora, continua a scrivere… 😉

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