GP&me. Incontro al sapore di un crumble all’uva. Bianca

GP&me_mini tagliere tondo

L’ho visto ad una festa. Una brutta festa. Non mi stavo divertendo per niente. Ero stata trascinata lì da Claudia e con un solo obiettivo: conoscere la nuova fidanzata del suo ex. Cosa che non accadeva perché né il suo ex, né tanto meno la sua nuova futura ex si decidevano a presenziare all’evento. E vorrei vedere! Era di una noia mortale.

La padrona di casa era tutta di plastica, non so come facesse a muoversi. Ma di sicuro non riusciva a sorridere, faccia immobile. L’esatto opposto del suo giovane toy boy inaugurato proprio quella sera, che invece non stava fermo un attimo e si dava da fare come pochi. Da fare con tutte…

Mentre Claudia cercava la coppia dell’anno nei 300 mq. di assoluto bianco design – sembrava l’enorme sala d’aspetto di una SPA di lusso – io cercavo di capire cosa ci fosse di commestibile. All’apparenza niente. Sul buffet campeggiavano enormi vassoi, bianchi, pieni di nulla. Non capivo se avessero già finito tutto o se ancora dovessero servire il tutto. Terza opzione, più probabile, quello non era un buffet e quelli non erano vassoi, ma soprammobili. Non vedevo l’ora di farmi una bella pizza, tutta rossa, senza ombra di bianco.

Claudia era stata ingoiata dal total white e non se ne aveva più traccia. E io avevo sempre più fame. “O ordino una pizza da asporto il cui arrivo getterà gli astanti nel panico più totale e provocherà una crisi isterica nella padrona di casa, oppure cerco la cucina e mi preparo qualcosa da sola”.

Pare facile in questo mare di bianco accecante… Considerata la magrezza di Lady plastic, potrebbe anche non averla proprio una cucina!

Entro nell’unica stanza che sembra avere una porta, mentre tutto il resto è en plein air. E mi ritrovo circondata dal nero più cupo. Dal bianco candido al nero pece. Ma, miracolo, in tutto quel nero sembrano delinearsi dei mobili da cucina. Certo, una che non mangia può avere solo una cucina nera. Segno di odio più profondo per la materia alimentazione.

Tra quella massa black blob, prende forma lui. In piedi davanti ai fornelli ad induzione nuovi di zecca, che mangia godurioso direttamente dalla pentola. Nera.

A quella vista il mio stomaco emette dei suoni e il mangiatore solitario si gira e mi guarda. Con il boccone a mezz’aria. “Hai fame anche tu vero? Odio queste feste finte. Alle feste si mangia, se no meglio stare a casa. A mangiare!”. Mai sentite parole più belle.

Così mi dà una forchetta e mi invita a servirmi della pasta aglio e olio che si era preparato. In casa non c’era molto altro. Sarà stata la fame, ma mi è sembrata divina. Mi dice di chiamarsi GP, o meglio, gli amici lo chiamano così. Capisce che ho ancora fame, sto raschiando il fondo della pentola. Nella nera cucina fa bella mostra di sé una grande coppa bianca, traboccante di uva. Bianca. Che temevo fosse di cera. Apre frigo e dispensa, tira fuori tutto quello che trova: 3 cucchiai colmi di farina, 2 cucchiai di zucchero di canna, 25 gr. di burro, un pizzico di cannella, una manciata di pistacchi sgusciati non salati, 100gr. di ricotta e 10 chicchi di quella splendida uva.

E in pochissimo tempo prepara 2 profumati crumble all’uva bianca, lavando e pulendo i chicchi che poi schiaccia e mette sul fondo di due terrine. In una citola lavora a crema la ricotta, insieme a metà dello zucchero e alla cannella e poi stende uno strato delicato della crema sull’uva. In un’altra ciotola, con un delicato tocco di dita, impasta la farina, il burro freddo a tocchetti, lo zucchero rimasto. Ottiene un impasto omogeneo che sbriciola sulla ricotta e completa con pistacchi tritati grossolanamente. Inforna per 20 minuti a 180°. Una volta pronto, mi fa accomodare e mi serve una terrina calda su un delizioso piccolo tagliere rotondo. Come un sottopiatto d’altri tempi. “Così non potrai dimenticarmi”, aggiunge. E mentre mi tuffo sul mio crumble vedo che il tagliere ha una sigla: GP&me!

Alzo la testa ridendo e lui non c’è già più. Sparito nella cucina nera della casa bianca. Non mi resta che portarmi a casa il mini tagliere. Souvenir di una serata a lieto fine, sperando che non resti solo un ricordo.

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11 Comments Add yours

  1. pornoscintille ha detto:

    Adorabile 🙂 I tuoi post sono più erotici dei miei!

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    1. alincucina ha detto:

      Lo prendo come un complimento…

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      1. pornoscintille ha detto:

        Lo era! Non so se poteva apparire ironico, ma non ce n’era affatto l’intenzione. Bello come Colazione da Tiffany.

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      2. alincucina ha detto:

        AhAhAh!Grazie allora!

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  2. La padrona di casa mi ricorda l’amica di Bridget Jones (quella che non si è mai sposata e aveva solo toy boy) incrociata a una Samantha Jones 😄 Meno male che sei fuggita, che ansia! Un posto da manicomio

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    1. alincucina ha detto:

      Ah,ah! E’ vero che dà quell’idea!

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      1. La casa invece ricorda Asylum di American Horror Story hahahah

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      2. alincucina ha detto:

        Dovrò assolutamente vederlo allora!!

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      3. Ahahaha, guardati solo i trailer, la stagione non vale la pena >.> in effetti erano i trailer che me li ricordavano

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